mercoledì 22 febbraio 2012

Giocati: The Elder Scrolls V: Skyrim (2011)

Il gioco del "rovinare famiglie".


Sviluppatore: Bethesda Game Studios
Nazione: USA
Versione: Xbox 360



IN BREVE:
  1. "Stai calmo gigante, stai molto calmo..."
  2. "Ma sono una manica di stronzi stì cazzo di montanari!"
  3. "Ho il Sangue di Drago nelle vene e la Bestemmia Suprema nella voce, superiore!"

INTRODUZIONE:
Con circa 250 ore di residenza nelle lande innevate di Skyrim, posso affermare con certezza che la saga made in Bethesda esercita un certo fascino sul sottoscritto.
Nonostante mi riprometta, ad ogni nuova reiterazione dello storico brand, di tenermi lontano da questi pachidermici prodotti, immancabilmente ne vengo schiavizzato oltre i limiti imposti dal buonsenso, maledicendo sviluppatori, distributori, rivenditori e santi per il prezioso tempo sottratto al sonno ed a quella cosa banale che molti chiamano vita sociale.
Ma lasciando da parte i quotidiani problemi che affliggono il giocatore (malato) terminale, passiamo ad analizzare, con finto fare saccente, questo monolitico gioco di ruolo.

APPROFONDIAMO:
Sin dai primordi, la saga di The Elder Scrolls si è contraddistinta per la vastità imbarazzante dell'area di gioco (Daggerfall è l'incarnazione binaria di questa scelta di design), una libertà apparentemente totale nello sviluppo del personaggio ed un'angosciante sequela di bugs più o meno bastardi.
Con l'avvicendarsi degli episodi alcune meccaniche sono state raffinate, altre rimosse o sostituite, ma il fulcro dell'esperienza è rimasto il medesimo: ecco, questa è la mappa di gioco, fai quello che cazzo vuoi, come e quando lo vuoi.
La natura estrema di tale scelta ha da sempre diviso i gamers tra maniaci fanatici (categoria a cui appartengo, non senza vergogna), acerrimi detrattori stanchi di una formula ripetuta negli anni con caparbia ostinazione, e semplici indifferenti. 
Nonostante il gran discutere, ogni nuovo episodio catalizza l'attenzione della comunità videoludica, portando a risultati di vendita di volta in volta maggiori, culminati con l'inaspettato successo di Skyrim, vera sorpresa nel marasma d'uscite tripla A del periodo natalizio appena trascorso. 
L'ultima fatica Bethesda si presenta con una novità molto attesa da tutta la community d'appassionati: una veste grafica buona ed un sistema d'animazioni guardabile, anche con la visuale in terza persona (sì, avete letto bene e non sono ubriaco).
Ripreso dallo shock e pad alla mano, sono bastati il classico tutorial iniziale, questa volta più movimentato del solito, ed un paio di minuti per far scattare la tanto temuta scintilla della passione. 
Skyrim si presenta in tutta la sua gelida vastità, con aspri monti a delimitarne i confini, antiche foreste ammantate da una nebbia infida, imponenti roccaforti e rustici villaggi popolati da gente un pò stronza, per dirla tutta. 
Si comincia ad esplorare in principio con timidezza, per poi lasciarsi andare alla più bieca curiosità, spinti verso quell'edificio diroccato che si è intravisto in lontananza, mentre una violenta bufera di neve ci travolge, nascondendo alla vista luoghi, tesori e nemici. 
Proprio parlando di nemici non posso fare a meno di nominare l'arrivo, nella regione di Tamriel, dei tanto bramati draghi, protagonisti assoluti di tutta la main guest. 
Il sistema di combattimento, nonostante l'apparente semplicità di fondo, restituisce un feedback barbarico che calza a pennello con l'atmosfera nordica del titolo, richiedendo al giocatore un certo impegno strategico, a patto di settare il livello di difficoltà verso l'alto. 
Ma non sono i dragoni o il gameplay a rendere Skyrim una droga succhia-tempo. 
Il senso di scoperta continuo, il piacere perverso d'entrare in un dungeon e trovarsi catapultato in una guest inaspettata, quel piccolo segreto scoperto in cima alla più remota montagna o quel diario rinvenuto in una baracca ai bordi di un fiume, concorrono a creare un'ambientazione viva e fantasticamente plausibile, piena di sottotrame e racconti che, costanza permettendo, troveranno, grazie alle imprese del giocatore, una degna conclusione. 
Perché in ogni anfratto, in qualunque ambiente c'è una storia da scrivere o da vivere, seguendo il proprio istinto e le proprie regole. 
Dispiace notare che le scelte morali effettuate dal giocatore non abbiamo un peso rilevante all'interno del mondo di gioco (escludendo un paio di casi), non precludendo al medesimo l'accesso a determinati contenuti del titolo. 
Ci si trova ad essere assassini e paladini nel giro di un paio di missioni e questo rompe un pò il giocattolo, demandando a chi è dietro al pad la decisione di vivere un'esperienza personale fatta di scelte consone al proprio personaggio, oppure scegliere d'affrontare il tutto mirando solo al completamento compulsivo di una quest dietro l'altra, mandando a puttane l'atmosfera ma innalzando il conteggio delle ore in maniera spaventosa. 
Skyrim è il piacere del viaggio prima d'ogni altra cosa, e poco importa dei difetti evidenti del titolo o della mancanza di pulizia in alcune delle sue parti se si è goduto, per svariato tempo, di un racconto personale scritto, passo dopo passo, da ogni singolo viandante che abbia avuto il piacere d'avventurarsi in queste selvagge, glaciali ed inospitali lande.


GRAN FINALE:
  • Scenario molto affascinante e stracolmo di cose da scoprire e da fare.
  • Sistema di combattimento grezzo ma stranamente appagante.
  • Bethesda = Bugs, anche se questa volta in misura minore (possessori PS3 esclusi).
  • Se l'atmosfera fantasy tradizionale e l'esplorazione vi fanno cagare, "Giulia passione Cavallo Goloso" è un gioco più indicato.
  • La versione PC "vivrà in eterno", visto il supporto impressionante della community di modder. Pensateci se decidete d'acquistare il titolo.


FATTORE NICOTINA: 








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