sabato 25 febbraio 2012

Guardati: Il tempo dei lupi (2003)

Catastrofica indifferenza.


Regia: Michael Haneke
Nazione: Austria
Versione: DVD



IN BREVE:
  1. "Ma dove cazzo sono le fottute esplosioni?"
  2. "Che famiglia di sfigati..."
  3. "Il cameraman è morto?"

INTRODUZIONE:
Michael Haneke (austriaco, 1942) è un regista ostico da digerire. Le sue pellicole presentano delle tematiche ricorrenti: un realismo asciutto, quasi asettico ed improvvisi attimi di violenza brutale, disturbante, inaspettata. Non è difficile sentirsi spiazzati guardando pellicole come "Funny Games", "Benny's Video", "Niente da nascondere" o "La pianista", films in cui l'occhio della telecamera riprende con gelida indifferenza le vicende narrate, senza orpelli e senza pietà. La staticità delle inquadrature, la mancanza di effetti speciali, i grandi silenzi e la quasi totale assenza di colonna sonora sono il marchio di fabbrica del regista austriaco, spietato nel raccontare le proprie visioni, popolate di personaggi "malsani" pur nella loro comune e banale umanità. Quello che rende speciale ogni creatura di Haneke è il senso di fastidio che permane a visione ultimata, un fangoso strato di sporco attorcigliato alle budella. "Il tempo dei lupi" è la personalissima interpretazione a tema post-apocalittico dell'ermetico regista austriaco.





APPROFONDIAMO:
In pieno stile Haneke, una normale gita nella casa di montagna si trasforma in una catastrofe che ha privato d'energia, viveri e trasporti la popolazione di una luogo non meglio specificato. Gli eventi precipitano velocemente, per poi concentrarsi sulle vicende di una famiglia, intenta a sopravvivere in uno scenario post-apocalittico a cui non viene data nessuna spiegazione, dove nulla viene contestualizzato, lasciando lo spettatore in balia delle sole immagini e di tante domande che non troveranno risposta. La morte e l'orrore s'insinuano prepotentemente nel tessuto narrativo della pellicola, a volte in maniera celata, altre volte con estrema brutalità, ma sempre e comunque cariche di un pessimismo che cancella ogni speranza, ogni possibilità di redenzione. Come spettri senza meta, i protagonisti vagano in paesaggi non del tutto corrotti dalla devastazione, nonostante i medesimi presentino le prime avvisaglie di un'incombente declino. Le inquadrature filmano l'azione in maniera statica, distaccata, come a sottolineare la stanchezza stessa del genere umano, vittima senza più forze di un destino già scritto, irreparabilmente compromesso, dove il dolore altrui non suscita altro che indifferenza e paura. Lontano dell'eroismo pacchiano di un "The Day After Tomorrow", distante anni luce dalla Bibbia in braille di un tamarrissimo Denzel Washington, "Il tempo dei lupi" è un'opera complessa ma terribilmente plausibile e concreta, una sguardo pungente e brutale su un futuro non così lontano dal nostro. Un film non perfetto ma affascinante, pur nell'ermetismo, a volte troppo ostentato, tanto caro ad Haneke.

Cercare intrattenimento da questa pellicola è come appassionarsi alla trama di un film porno: inutile.





GRAN FINALE:
  • Ostico, distaccato, ermetico. In una parola: pesante.
  • Il senso di disagio è costantemente in agguato.
  • Potrebbe accadere domani. Alla Terra.


HIGHLIGHTS:
  • La scena del fienile e l'oscurità totale dovuta alla mancanza d'elettricità.
  • Il "rito funebre" ripreso dal terreno.
  • Il finale aperto ed enigmatico.

FATTORE NICOTINA:








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