martedì 21 febbraio 2012

Ascoltati: Kerretta - Vilayer (2009)

Dalla Nuova Zelanda con amore (ed una tonnellata di groove).


Etichetta: Midium Records
Nazione: Nuova Zelanda
Versione: CD




IN BREVE:
  1. "New Zealand Story c'entra qualcosa? Non vedo il kiwi bastardo!"
  2. "E canta, dai! E che cazzo, canta!"
  3. "Io stò Gruvv non capisco che minchia è... Una cosa da giovani comunque..."

INTRODUZIONE:
Se c'è una cosa che apprezzo nella musica (si spera) di qualità è l'onestà.
Molti artisti/band non fanno altro che rimarcare con decisione la totale indipendenza artistica delle proprie produzioni mentre, all'ascolto pratico, le effettive influenze sono si troppo evidenti, incise in profondità all'interno delle composizioni.
Con questo non voglio elogiare il plagio o la totale mancanza di personalità, cosa che mi frantuma i coglioni in maniera esponenzialmente dolorosa, ma semplicemente precisare che la musica ha un bagaglio storico connaturato alla sua stessa esistenza che si evolve, si aggiorna, si arricchisce ma, quasi mai, si stravolge.
Ci sono esempi (geniali) d'incompresi innovatori rivoluzionari, ma sono come fiori nella merda più nauseabonda, sopratutto in questi tempi fatti di donnine danzanti dalla vagina affamata, proto-fighetti canterini del primo pomeriggio, tronisti attori di fiction per casalinghe vogliose ed ex presidenti del Consiglio esperti degustatori di giovane brodaglia corporea.
Quando mi capitano a portata d'orecchi band come i neozelandesi Kerretta, non posso che godere e rincuorarmi, barzotto per la felicità.


APPROFONDIAMO:
Nati a Auckland (Nuova Zelanda) nel 2005, i Kerretta sfornano un paio di 7" ("Death in the Future" del 2007 e "Antient" del 2008) riscuotendo un'inaspettato successo in terra natia.
Nel 2009 vede la luce "Vilayer", prima release sulla lunga distanza per i neozelandesi.
Il lavoro si presenta sin da subito schietto e sincero, molto energico nelle corali partiture sonore, eseguite con una disarmante disinvoltura e padronanza tecnica.
La partenza è il rock strumentale più carnoso e viscerale, ma non tardano ad arrivare aperture dal vago sentore post-rock, anche se mai predominanti ed inutilmente prolisse.
Quello che colpisce ed ammalia di "Vilayer" è la compattezza del tutto, un'indole innata per il groove più corposo ed esplosivo ("The Secret is Momentum" è un continuo alternarsi di delicati stacchi melodici e ripartenze dal riffing circolare ed abrasivo) ed una ricerca per la melodia accattivante ma non insipida e prevedibile.
Si sentono echi di Isis e Mogwai in qualche passaggio, ma l'incedere deciso e monolitico del trio coinvolge e cattura senza concedere nulla alla distrazione, sorretto da un ritmo sostenuto e ficcante che, in un paio d'episodi ("The Square Outside", "Bone Amber Reigns") tocca vette d'eccellenza pura.
"Vilayer" concede poco all'atmosfera soffusa e sofferta di molte band post-rock/metal odierne, preferendo rivolgere buona parte del proprio armamentario strumentale alla riuscita di arrangiamenti dall'impatto fortemente ritmico e diretto.
All'interno delle tracce che compongono questo album troverete più corpo che mente e, se permettette, questo concetto è alla base del rock, quello che viene dai garage, dal sudore e dal sangue e non dalle luminose ed affollate passerelle mediatiche che, oggigiorno, si spacciano per tale.


GRAN FINALE:
  • Groove, groove ed ancora groove!
  • Arrangiamenti vivaci accompagnati da un notevole muro sonoro.
  • Le influenze si sentono ma la personalità non viene mai a mancare.
  • "The Secret is Momentum" è un pezzo da ascoltare con il pene in mano.



FATTORE NICOTINA:
 


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